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Giuseppe Martella su La Gazzetta del Mezzogiorno a proposito del premio Eolo

May 21, 2020

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nuovi critici / la bisbetica domata

 

Un impianto di scene movibili, barocche. Buio su un fondo di luce cobalto. Sulle note stridenti di un carillon, da una porta fa capolino una giovane donna. Veste antica, trucco fiabesco, quasi da clown, ci fissa con gli occhi di un verde vitreo. Avanza, inquietante, le movenze rigide, bloccate, come una marionetta. Da dietro, intravediamo volti conturbanti che la scrutano e scompaiono. La trama comincia e procede secondo copione: così, a quest’inizio così straniante quasi non pensiamo più. Se non fosse per alcuni particolari che, letti in prospettiva, sciolgono il nodo di tutto lo spettacolo. Non siamo a Verona ma in una sorta di freak show en travesti e maschilista, a metà tra Von Trier e Tim Burton. Tutti parlano rigorosamente in rima, con un andamento ritmico comico-grottesco quasi claustrofobico che gli attori mantengono ben teso, affilato. L’unica a spezzare il ritmo è proprio la bisbetica Caterina, unica (vera) donna in scena, un’intensa Angela De Gaetano che ha dato al personaggio un’anima nuova, viva, più che contemporanea. Fino all’ultimo, vorrebbe sottrarsi all’asta di carne organizzata dal padre per accrescere il suo patrimonio. Nei disperati tentativi di ribellione contro il novello sposo Petruccio - Ippolito Chiariello energico, nella parte del marito/ padrone/ ammaestratore, con tanto di frustino - le sue parole si sporcano di quotidiano, liberandosi dalle catene imposte dai versi del “coro”. Fino al monologo finale che, come spesso accade nei testi shakespeariani, contiene la (doppia) chiave di volta di tutta la vicenda. Un finale secco, semplicemente scioccante. Le parole in rima, sono carcere, sottomissione, mazzate. Questa bisbetica è una donna che potremmo incontrare tutti i giorni per strada: dice di amare il marito col volto tumefatto di botte. L’unico modo per fare Shakespeare è decifrare il meccanismo della sua scrittura ma l’ultimo lavoro della Factory Compagnia Transadriatica, grazie al fine adattamento di Niccolini, in perfetta sinergia con la regia di De Nitto, si spinge – coraggiosamente – un passo più in là.

 

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