Hamelin
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foto di Elisa Pucci

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foto di Elisa Pucci

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HAMELIN

con Fabio Tinella

Drammaturgia e regia Tonio De Nitto

dramaturg Riccardo Spagnulo

Musiche originali Paolo Coletta

Voiceover Sara Bevilacqua

Sound designer Graziano Giannuzzi

Scena Iole Cilento

Burattini Michela Marrazzi

Luci Davide Arsenio

Costumi Lapi Lou

Assistente scenografa Cristina Zanoboni

Costruzione scenica Luigi Di Giorno

 

Cura della produzione Claudia Zeppi

Amministrazione Emanuela Carluccio

Distribuzione Francesca D’Ippolito 

produzione Factory compagnia transadriatica - Fondazione Sipario Toscana

con il sostegno di Segni new generations festival

 

 

La storia del pifferaio di Hamelin è ancora avvolta nel mistero. Hamelin è il nome di una cittadina al nord della Germania dove leggenda e realtà si son fuse centinaia di anni fa, dove diverse ipotesi non hanno mai risolto il mistero della sparizione di 130 bambini, come riportato nella targa affissa sulla cosiddetta casa dell’accalappia topi. Un fatto di cronaca traslato via via in fiaba, nella tradizione orale prima e nella raccolta “Saghe germaniche” dei Fratelli Grimm poi.

Ad Hamelin vige ancora il divieto assoluto di suonare musica nella via Senzatamburi, dove anche i cortei in festa che vi arrivano cessano immediatamente ogni suono.

Ma cosa è successo ai bambini di Hamelin? Dove finisce la realtà e dove inizia la finzione?

Le affinità col tempo buio che stiamo vivendo trovano un’eco stupefacente nel buio che la cittadina di Hamelin stava attraversando a causa del morbo portato dai topi.  Lo spettacolo proverà a raccontare e ripercorrere l’origine di questo mistero giocando su diversi piani: quello temporale diviso tra l’oggi e quello della storia e, infine, il piano della percezione perché adulti e bambini potranno seguirlo attraverso un punto di vista diverso utilizzando un apposito dispositivo che porta i corpi di chi guarda a entrare nella scena in maniera interattiva. 

Ci siamo chiesti in cosa possa consistere oggi la libertà’ restituita dal pifferaio e possiamo dire che il pifferaio come artista porta una visione diversa da quella degli adulti, in cui c’è spazio per la sorpresa e per il rapimento della bellezza (cose che appartengono all’infanzia). E’ una figura che cambia di segno, perché il suo rapimento attraverso la musica è uno strappare i bambini ai divieti, alle restrizioni e alla troppa protezione che non li fa crescere.

Allo stesso tempo questo personaggio che col suo carretto sembra un reperto dell’antico teatro viaggiante, innesca una profonda riflessione sul ruolo dell’artista nella società oggi. 

 

Questo spettacolo e’ un’esperienza teatrale destinata a un numero ristretto di spettatori (max 50 tra adulti e bambini).

“ No me llores, no, no me llores, no,

Porque si lloras yo peno,

En cambio si tú me cantas

Yo siempre vivo, y nunca muero.”

 

Non piangermi, no, non piangermi.

Perché se mi piangi io soffro,

in cambio se tu mi canterai

io vivrò per sempre

e non morirò mai

 

(La Martiniana)

 

...Hamelin è uno spettacolo fortissimo e denso, sia dal punto di vista dei linguaggi utilizzati– che passano magistralmente dal teatro di narrazione al teatro di figura, al teatro musicale, fino all’esperienza in cuffia, che amplifica in maniera eccezionale tutte le altre – sia rispetto ai temi trattati, che fanno riferimento all’esperienza della pandemia. L’artista sfruttato e poi brutalmente scacciato, l’infanzia oppressa, la negazione del corpo inteso come possibilità di gioiosa espressione del sé, come desiderio di relazione. Noi spettatori abbiamo sperimentato insieme il dolore dell’oppressione, la drammatica presa di coscienza di essere a nostra volta oppressori e la gratitudine per aver avuto un’altra possibilità.

Nella Califano, stratagemmi.it