Paloma vista da Simone Nebbia su Teatroecritica.net

Sono invece due le regie firmate da Tonio De Nitto, entrambe in scena nel Teatro Comunale di Novoli: Paloma – ballata controtempo e Il fantasma di Canterville, liberamente ispirato all’omonimo racconto di Oscar Wilde.


L’atmosfera di Paloma non è meno caratterizzata, ma decisamente di altra ambientazione: siamo – nell’idea dell’autrice e attrice Michela Marrazzi – in una dimensione che tiene insieme sogno e realtà, la cristallina purezza della memoria e la desolata deriva del presente; Paloma è una donna anziana, Paloma è una bambola: Paloma è il tempo differente di entrambe, la donna è stata bambola, ma le bambole non invecchiano. La suggestione qui discende da una forte aderenza all’immaginario della musica del centro e sud America, precisamente tra le note dolorose cantate da Chavela Vargas, calibrate dalla voce dell’attrice sulla melodia soffusa della fisarmonica, suonata dal vivo, di Rocco Nigro. La marionetta di gommapiuma che le vive di fianco, ma forse meglio è dire “dentro” – agita con cura da Michela Marrazzi che porta a fondo la propria suggestione –, dispiega dalla valigia di ricordi e fotografie dimenticate le piccole cose da cui separarsi: quel disegno di bambina con il volto di una mamma sorridente, le piume nel vecchio baule, bianche come ora i suoi capelli, come la nuvola che copre il suo cielo; le feritoie della memoria scoprono una Paloma vestita di stracci e vezzi bambineschi, dal gioco al sonno la sua infanzia si rivela in un corpo segnato dal tempo, forse incongruente, forse invece – controtempo, è la ballata del titolo – è quel delicato sgambetto dell’età, di farsi breve quando è più lunga. Emozionante e poetico, il respiro di Paloma si fa via via pesante, il cuore dello spettatore misura i battiti del suo, finché scompare, nel buio, lasciando incancellabile ombra di sé stessa sul tempo successivo, perché le storie, ci dirà, fanno vivere in eterno, se c’è qualcuno che continua a raccontare.

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