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(H)amleto visto da Massimo Marino su Doppiozero.com

  • Jul 10
  • 1 min read

Ultima citazione per (H)amleto di Factory Compagnia Transadriatica, anche questo punto di arrivo di un lavoro su teatro e disabilità. In questo caso il testo più famoso di Shakespeare è riscritto, essenzializzato, da un ragazzo con sindrome di Down, Fabrizo Tana. Di Shakespeare rimangono i nodi cruciali, portati verso un notevole densità lirica, con i rovelli di Amleto affidata una voce fuori campo. Che, purtroppo, è quella di un attore, che rende quel rovistare nei pensieri del principe (e dell’autore) “normalizzato”: certo, forse Tana non avrebbe avuto una pronuncia altrettanto intellegibile, ma la sua voce avrebbe reso bene il ronzio di questo ragazzo in cerca di padre, di madre, di amici, sperso e disperso, che vediamo all’inizio raggomitolato in primo piano sul palcoscenico sotto un candelabro dalla forma labirintica. Lo spettacolo, comunque, grazie all’attenta e creativa cura di Tonio De Nitto e Fabio Tinella, si rivela smagliante, figurativamente accurato, e riserva vari momenti di forte intensità, come i numeri dei becchini nei quali – mi sembra – ci ritroviamo davanti a un attore “normale” e a uno “mattonzolo”, che varia, inventa, fugge da un copione che già nell’originale doveva essere “a soggetto”. Lo spettacolo inserisce in un insieme omogeneo attori con disabilità e senza disabilità, riservandoci una delle più belle sorprese del festival.



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