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CALL PER ISCRIVERSI ALLA TRAINING SESSION SU TEATRO SOCIALE E DI COMUNITA’ PREVISTA DAL PROGETTO CROSS THE GAP A LECCE DAL 3 al 15 GENNAIO 2020.

November 16, 2019

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Un cartoon per sognare

 

Di Sogno di una notte di mezza estate, commedia shakesperiana recitata per la prima volta nel 1596, c’è tutto: i personaggi, gli ambienti, le trame amorose. Diversa, rispetto alla prima rappresentazione e alle tante proposte nei secoli, è la rilettura: questa volta in chiave pop, per un “sogno” in technicolor accompagnato da musiche beat anni 60. Una messinscena da cartoon che esalta tutte le contraddizioni del testo dell’autore inglese e rende l’opera ilare oltre il proprio contenuto più intimistico. Protagonista la compagnia del leccese Tonio De Nitto, portata a Milano grazie a una felice partnershiptra l’Elfo e il Teatro Pubblico Pugliese.

Contagiosa l’ilarità che dilaga soprattutto tra i giovani. Forse un po’ meno tra i più anziani che, senza aver letto il biglietto da visita dello spettacolo, la sera della prima si sono accomodati nella piccola Sala Bausch convinti di assistere al lineare intreccio di storie – proprio dell’opera ambientata dal Bardo in una Grecia senza tempo. «Sono stati bravissimi, ma il “sogno” è un’altra cosa», s’è lasciata scappare un’attempata signora, accurata e incanutita, abbandonando il teatro.

Una parentesi piacevole è quella offerta a tre spettatori, arruolati sul palco per recitare le parti di Piramo, Tisbe e il Leone: personaggi delle Metamorfosi di Ovidio – chiamati in causa dall’autore inglese nella sua commedia. Martedì 18 i tre si sono mossi bene nei rispettivi ruoli, considerata l’assoluta impreparazione rispetto al coinvolgimento.

Filo conduttore della commedia è l’amore, rincorso da sei personaggi abili a districarsi in dialoghi fitti e continui, realizzati alternando almeno quattro lingue: italiano, una forma di balcanico, albanese e inglese. Pochi i silenzi da colmare, in un incedere impetuoso di battute, azioni e gesti da burattino. Il divertimento è assicurato e memorabile, così come adatta al contenuto – ma questa volta l’allestimento ha influito poco – è la chiusura dell’opera, integralmente mutuata da Shakespeare: «Se lo spettacolo non è piaciuto al pubblico, potete far finta di aver dormito e considerarlo come un prodotto dei sogni».

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