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July 14, 2020

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L’oppresso spiega le ali

Folla delle grandi occasioni domenica scorsa al Kismet per ‘Diario di un brutto anatroccolo’, un allestimento di Factory Compagnia Transadriatica / Tir Danza

 

Era lo spettacolo più atteso di tutto Maggio All’Infanzia 2016. Folla delle grandi occasioni (l’80% degli spettatori erano adulti) domenica scorsa al Teatro Kismet per ‘Diario di un brutto anatroccolo’, un allestimento di Factory Compagnia Transadriatica / Tir Danza. Tonio De Nitto strappa la celebre storia di Andersen alla ‘zona umida’ d’origine e la innesta in quella antropizzata. Deportata in un ruvido presente urbano tipicamente occidentale, la celebre vicenda viene raccontata per quadri, ciascuno dei quali corrisponde a pagine di un possibile diario. Il piccolo cigno dal piumaggio grigio evolve allora in un diverso senza età e senza sesso, un perdente incallito, un poeta votato a patire il tallone di ferro del prossimo, ovvero un bimbo tenero e bersagliato a scuola dai bulli, un onesto metalmeccanico oppresso dai compagni di reparto, un innamorato destinato alla delusione, infine un  poveraccio steso sul selciato e intorno al quale scorrono indifferenti i passanti. Ma una volta toccato il fondo, ecco la metamorfosi, che nella parallela metafora di De Nitto corrisponde ad uno schiudersi dell’animo ; nel quale schiudersi dell’animo è percepibile la differenza fra uomo comune e uomo illuminato ; la stessa che sul piano estetico separa l’anatra dal cigno. Così, un uomo/donna si libera di un pensiero omologato e chiuso (un qualunque, grigio rivestimento di penne) e spiega le ali, compie il salto di qualità, accede a una superiore categoria dello spirito, simboleggiata da un piumaggio immacolato. De Nitto opta per modalità ironiche e fortemente dinamiche (collaborazione al movimento coreografico di Annamaria De Filippi). In alcuni momenti (la ‘pagina’ del lavoro in fabbrica) cita il Chaplin di ‘Tempi moderni’ ; in altri momenti (la pagina dell’amore) sfiora l’idillio disneyano. Ciò contribuisce a rendere la narrazione lieve e godibile. Solo nel finale si lascia prendere la mano abbandonandosi ad un’enfasi esagerata e spinta ai limiti dell’apoteosi sulle note conclusive del ‘Il lago dei cigni’ di Ciaikovskij (un movimento che ricorre per tutto il corso dello spettacolo nelle apprezzabili rivisitazioni di Paolo Coletta). Avara e algida la scena disegnata da Roberta Dori Puddu e ‘irrorata’ dal disegno luci di Davide Arsenio ; migliori i costumi. Molto applaudito il cast, composto da Ilaria Carlucci, Francesca De Pasquale, Luca Pastore e Fabio Tinella. Un cast individuato secondo criteri anche coraggiosi (la scelta di interpreti non professionisti). Criteri però che prestano il fianco all’idea che didascalizzare troppo le cose equivale a tirarle per i capelli...

 

Italo Interesse

 

 

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