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DIARIO DI UN BRUTTO ANATROCCOLO debutta al Maggio all'infanzia di Bari

May 17, 2016

 

Debutta al Festival Nazionale "Maggio all'infanzia" di Bari sabato 21 maggio alle 18.30 al Teatro Kismet la nuova produzione di Factory compagnia transadriatica e Tir danza,  scritta e diretta da Tonio De Nitto, con Ilaria Carlucci, Francesca De Pasquale, Luca Pastore, Fabio Tinella, collaborazione al movimento coreografico Annamaria De Filippi, musiche originali di Paolo Coletta, luci Davide Arsenio, scene Roberta Dori Puddu, costruzione oggetti Luigi Conte, costumi Lapi Lou, sarta Maria Rosaria Rapanà, organizzazione Francesca Vetrano e Giovanna Sasso.

 

"Diario di un brutto anatroccolo” coniuga il teatro e la danza a partire da un classico per l’infanzia di Andersen. Uno spettacolo attraverso il quale Factory, dopo una “Cenerentola” lontana dagli stereotipi e la Caterina  protagonista scomoda e non allineata de “La bisbetica domata” di Shakespeare, continua l’indagine sul tema della diversità/identità e dell’integrazione attraverso un linguaggio semplice ed evocativo. Un anatroccolo oltre Andersen che usa la fiaba come pretesto per raccontare una sorta di diario di un piccolo cigno, creduto anatroccolo, che attraversa varie tappe della vita come quelle raccontate nella storia originale, e compie un vero viaggio di formazione alla ricerca di se stesso e del proprio posto nel mondo e alla scoperta della diversità come elemento qualificante e prezioso.  La nascita e il rifiuto da parte della famiglia, la scuola e il bullismo, il mondo del lavoro, l’amore che nasce improvvisamente e rapidamente può scomparire anche per cause esterne non riconducibili a noi, la caccia e poi la guerra come orrore inspiegabile agli occhi di chiunque, tappe di un mondo ostile, forse, ma che resterà tale solo sino a quando il nostro “anatroccolo” non sarà in grado di guardarsi negli occhi e accettarsi così come è, proprio come accade al piccolo anatroccolo della fiaba di Andersen che specchiandosi nel lago scopre la propria vera identità. Non bisogna nascondere le cicatrici accumulate nella vita, perchè possono  e devono invece diventare il nostro tesoro.  

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