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lezione aperta di Robert Mcneer TRAINING SESSION

January 10, 2020

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Torna fra noi, Caterina!

 

La “Bisbetica domata” fa ritorno al Teatro Lucio Dalla a raccontare ancora la donna.

Nella città di Padova vive una giovane donna, nella casa di suo padre, assieme a sua sorella. “Son nato per domarti” è la frase definitiva e un po’ canzonatoria destinatale dal suo ammiratore e futuro marito, Petruccio. Grazie a un inizio quasi cinematografico, musiche, uso dei colori e scenografia che ricordano per certi versi il tratto horror-comico di Tim Burton, la Factory Compagnia porta in scena una Padova dove i personaggi vivono condensati come se fossero a Paperopoli, e dove le sorelle Bianca e Caterina sembrano vivere da Casalinghe Disperate. Nonostante l’asperità dei modi, Caterina non ha torto verso nessuno: per quanto virtuosa, sua sorella è insopportabile, per quanto affezionato, suo padre la vende all’asta all’unico offerente, e per quanto inibiti dai suoi stessi modi, gli altri personaggi non riescono a guardare al di là del proprio naso. Tacciata di avere movenze da bestiola, accusata di non essere femminile, né gentile, né elegante, la Caterina di Angela Gaetano, semplicemente, reagisce con divertentissima violenza alla totale mancanza di eleganza, di delicatezza verso la donna, al maschilismo e materialismo del mondo che la circonda. La Compagnia Factory non ha a disposizione sfiorettamenti e duelli di opere come Romeo e Giulietta, e supplisce a questa mancanza affilando le battute e strutturando i testi in rime baciate, producendo un risultato scorrevole e musicale. Apprezzate voci e interpretazioni degli attori, assieme all’originalità di una scenografia rotante, di assoluto dinamismo. Forse è uno Shakespeare minore, quello che ha concepito la Bisbetica. Eppure, il personaggio fresco e giovanile di Caterina ha resistito al potere invecchiante dei secoli grazie alla capacità di farsi emblema di moltissime donne, recalcitranti alla sottomissione patriarcale, dure, aspre e dispettose, eppure così bisognose d’amore da risultarne infine domate. Grandezza di Shakespeare, Caterina assomiglia, dopo più di 500 anni, a chissà quanti altri volti femminili, anche del tempo moderno. Consapevole del ruolo a lei riservato, la bisbetica è il solo personaggio, assieme a suo marito, a saper leggere compiutamente nell’animo altrui. Quanto a Petruccio, che non la sposa, tutto sommato, solamente per denaro, è passato alla storia anche lui, anche se in veste negativa, specie per le donne. Dopo il riuscitissimo tentativo di prendere a legnate l’oggetto del proprio amore per conquistarlo, portato in scena da Giancarlo Giannini e Mariangela Melato anni fa, ci vuole coraggio a portare in scena una donna malmenata. Ma la commedia aiuta se stessa nel tentativo, specie nel finale, amaro e rivelatore. Caterina è un personaggio rotondo. Capace di cambiare radicalmente il modo di guardare il mondo, è l’unica donna che ha qualcosa da dire, da insegnare, in definitiva da vivere. Petruccio e lo stesso Shakespeare le concedono, se non altro, il vantaggio della superiorità sulle altre. Certo, per chi conosce le donne, si insinua il dubbio che, forse, le Bianche di tutto il mondo vivano più felicemente la loro vita. Soggiogate, soggiogano gli uomini che le circondano: mariti, padri, figli non osano contraddirle, schiavi come sono, adoratori della loro virtù, o almeno di quella apparente. Ma voi, siate combattenti. Lividi a parte, siate grintose, lottate per i vostri sentimenti, perché chi ne possiede finisce per poterne godere, anche “sotto il piede del padrone”. Siate Caterine. Che le Bianche, poi, finiscono per stufare presto, si sa.

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