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La Compagnia Factory” porta in scena l'opera shakespeariana in un modo del tutto innovativo al Teatro Manzoni

February 26, 2011

 

Sottili fili di luci scendono dall'alto del palco. Fiori colorati si accendono, con lampadine al posto dei pistilli. Sullo sfondo dietro alla scenografia verde fluo si agita in un'assurda danza il folletto Puck. Inizia così lo spettacolo “Sogno di una notte di mezza estate” andato in scena ieri sera al Teatro Manzoni di Pistoia. La rappresentazione è nata all'interno di un progetto speciale di cooperazione delle Regioni Puglia e Abruzzo insieme ai paesi dei Balcani, nell'ambito del particolare programma NPPA Interreg  IIII Cards Phare Factory e allestito grazie al sostegno del progetto Teatri Abitati – una rete del contemporaneo e di Terrammare Teatro. 

Lo spettacolo segna il debutto de “La Compagnia Factory”: 9 attori provenienti da paesi e città diverse, da Montenegro a Zagabria, da Lecce a Taranto, da Ruffano a Belgrado, dall’Abruzzo a Fasano, una compagnia eterogenea con tanti giovani talenti formatisi nel campo del teatro sociale, ognuno dei quali porta nello spettacolo oltre alla propria bravura anche la propria lingua. “La lingua shakespeariana è attraversata dalle molte lingue che compongono lo spettacolo che, senza mai far perdere il filo, giocano a restituire i differenti piani dell’azione: la spigolosità del serbo-croato per le schermaglie di Oberon e Titania, l’improbabile inglese usato ogni tanto come lingua comune e inflazionata, il continuo gioco di cambi e scambi degli amanti che sotto influsso magico perdono e scambiano anche la propria connotazione linguistica, la musica stessa e le canzoni si sostituiscono in più di una scena all’originale drammaturgia di Shakespeare.” spiega il regista Tonio De Nitto.

La trama come in ogni opera di Shakespeare in cui l'amore fa da padrone, non è affatto lineare ma si basa sull'intreccio amoroso dei protagonisti: i giovani ateniesi Lisandro e Demetrio, sono entrambi innamorati della bella Ermia, promessa sposa di Demetrio ma perdutamente innamorata di Lisandro, mentre l'amica Elena è innamorata (e non ricambiata) di Demetrio. Cosi Ermia e Lisandro, per poter coronare il loro amore, fuggono nei boschi inseguiti da Elena e Demetrio. Parallelamente  Oberon, re degli elfi e la moglie Titania regina delle fate arrivano nel bosco per partecipare alle nozze di Teseo, duca di Atene e di Ippolita, regina delle amazzoni. Nel frattempo anche una strana combriccola di artigiani tra cui spicca su tutti Nick Bottom (Botto nella rivisitazione in scena al Teatro Manzoni) arriva nel luogo del matrimonio e, sempre per festeggiare le nozze, vuole rappresentare uno spettacolo sul tema di Piramo e Tisbe. La vicenda verrà poi complicata dalle incursioni del folletto Puck (interpretato in maniera brillante e anche audace da Fabio Tinella) che con la sua magica polverina creerà confusione e scompiglio tra i protagonisti e mischierà le carte anche per lo spettatore che non capirà più se è sogno o realtà. Il tutto supportato da una scenografia, se pur basica, colorata e vivace e da alcune famose canzoni italiane e non degli anni passati come “Mio cuore” di Rita Pavone e “Only You” dei The Platters.

“Un sogno come un grande cartoon, dove gesti meccanici e burattineschi si ripetono di continuo lasciando che gli attori li facciano credere ogni volta unici. Sei personaggi rincorrono l'amore, lo confondono e giocano sotto un influsso magico, perché anche l’amore in fondo è un incantesimo capriccioso. Strane apparizioni, creature indefinibili, siparietti musicali ed improbabili attori alle prese con un'altra tragicomica commedia, ne fanno un vero e proprio sogno. Ce ne è abbastanza per far emergere tutta l'ambiguità del testo shakespeariano, l'amore si, quello giovane e spassionato, ma anche gli scherzi del destino e le allusioni ad una dimensione di violenza e prevaricazione nascosta dietro il rapporto amoroso.” dice sempre il regista.

Il tema, poi, di Piramo e Tisbe viene sviluppato in maniera ironica e divertente e con il coinvolgimento del pubblico, lo spettacolo nello spettacolo: vediamo un Botto aitante ma impacciato e auto ironico, spalleggiato dall'impresario della compagnia di artigiani, che “recluta” fin dall'inizio personaggi dal pubblico in un siparietto improvvisato e molto divertente, intermezzo della vicenda vera e propria, che si concluderà solo alla fine dello spettacolo.

Il pubblico pistoiese che ha quasi riempito il Teatro, composto per la maggioranza da giovani delle scuole e non, ha seguito la storia in maniera divertita e coinvolta ricambiando al termine gli attori con fragorosi applausi. Resta un interrogativo alla fine di tutto: abbiamo davvero sognato?

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