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  • Cristina Squartecchia, teatroespettacolo.org

Sogno di una notte di mezza estate

"Sogno di una notte di mezza estate" è una delle opere più note e rappresentate di Shakespeare, prova ne siano le tante trasposizioni filmiche e ballettistiche, tradizionali e non, che nel corso del Novecento sono state realizzate. Il segreto del fascino che l’opera ancora esercita su registi e coreografi risiede nei molteplici piani di lettura, nei riferimenti psicoanalitici, nelle allegorie, nei simboli, nel suo aspetto meta teatrale, nel viaggio onirico tra la vita e il sogno dove la magia può rompere le simmetrie amorose di due coppie di giovani, che lo rendono un testo ricco e appetitoso per possibili rifacimenti. Questa libertà creativa ha facilitato un così eterogeneo gruppo nel misurarsi e trovarsi, mettendo in campo ognuno la propria individualità espressiva, e consentendo al regista di confezionare un così esilarante allestimento.


Senza snaturare la struttura del plot e concentrando la pièce alla scomposizione e ricomposizione d’amore tra Lisandro ed Ermia, Demetro ed Elena, De Nitto immerge i personaggi in un atmosfera pittoresca e vivace, fatta di chiari rifermenti all’immaginario pop, al mondo dei cartoons, al gioco dei burattini e alla musica popolare anni 60’, coniugando, nell’insieme, la recitazione più prettamente teatrale con soluzioni sperimentali più da performance. Nei suoi 70 minuti circa, lo spettacolo è tutto costruito su una serie di scene e trovate spiritose che allietano e coinvolgono il pubblico. Sin dall’inizio il commediografo Peter Quince, impegnato insieme a Bottom ad allestire la storia di Piramo e Tisbe, pesca dal pubblico questi personaggi, spiazzando e divertendo tutti. L’oscurità della foresta si trasforma in un ambiente colorato e abitato da strani folletti nani, simili ai personaggi dei cartoni animati, dove un muto e curioso Puck, completamente nudo e dalle fattezze androgine, interagisce con Oberon solo con gesti e precise posture del corpo. Lo scompiglio amoroso e le rincorse tra i quattro giovani sono accompagnati dalle musiche di Rita Pavone e dei Platters e rese con delle liti corpo a corpo articolate su sessioni codificate in slow-motion, che ricordano i movimenti dei burattini e i tanti sketch da cabaret. Il tutto non fa che armonizzarsi al testo, allietando il pubblico e ironizzando sull’amore cieco provocato dagli incantesimi di Puck. A questa mescolanza compositiva si aggiunge anche una parte del dialogo in lingua slava, utilizzata per lo più da Oberon nel recitare le filastrocche, le frasi magiche per l’efficacia degli incantesimi, oppure da Demetrio nei momenti di disappunto con Elena, conferendo un andamento musicale alla performance. Come ulteriore scherzo ed ironia sarà il folletto Puck a salutare il pubblico, pronunciando la sua unica battuta in tutto lo spettacolo: Buonanotte.


Divertente lo spettacolo e divertiti gli attori, De Nitto mette a punto il suo stile registico che funziona, amalgamando le sue esperienze ed il suo immaginario creativo, per un’opera di facile e libera realizzazione. Lo si aspetta alla prova con un altro soggetto che confermi le sue capacità registiche.


Teatro Florian, Pescara - 20 Febbraio 2011

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